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Il sociale dopo i servizi

20161025_121259-1-1di Sergio Pasquinelli*

I “servizi” sono ancora il dispositivo migliore per aiutare le fragilità?

Se ci guardiamo intorno, se guardiamo ai servizi più strutturati, troviamo una realtà che fatica a tenere il passo con il cambiamento. Qualche esempio: i servizi domiciliari per anziani dei Comuni sono diventati servizi di nicchia e marginali; i centri di aggregazione giovanile e gli Informagiovani sono luoghi che si sono via via svuotati di un interesse che si rivolge altrove; le comunità terapeutiche per le dipendenze attraversano da molti anni una fase di crisi e di ripensamento; le strutture residenziali per anziani accolgono in un caso su cinque (dati di Regione Lombardia) una utenza definita impropria, in quanto avrebbe bisogno di servizi più aperti, meno custodiali. Un quarto delle residenze per disabili in Italia ha più di 80 posti letto, dimensioni che limitano le possibilità di una inclusione reale nei territori.

Possiamo modificare ciò che esiste, dove questo è necessario, e questo già si fa. Possiamo rivendicare più risorse per il sociale, e anche questo già si fa. Ma si fa strada l’urgenza di pensare a nuovi modi di costruire l’aiuto, verso una rete di aiuti attivanti: attivazione delle persone e attivazione delle comunità locali. Continua a leggere

Costruiamo il welfare dei diritti, il post convegno

11140105_1165043886848855_4949704123621047940_nUn convegno proficuo e un dibattito che si deve e si può riaprire

Il convegno dell’8 aprile “Costruiamo il welfare dei diritti” è stata una bella e importante occasione di confronto.

Erano presenti circa 300 persone tra operatori, funzionari e dirigenti di servizi sociali. Il contributo dei relatori della tavola rotonda sia della mattina che del pomeriggio è stato molto apprezzato e speriamo possa contribuire ad aprire un dibattito sulla proposta di riforma presentata. Continua a leggere

Gruppi di parola per bambini: un progetto importante ma a “costo zero”

Ho una cara amica che lavora come psicologa all’Asl di Milano. La conosco da più di dieci anni, da quando i nostri figli hanno iniziato il nido, rigorosamente comunale, insieme.

In questi dieci anni ho avuto la possibilità di conoscere la passione che mette nel suo lavoro, ma anche la fatica che le richiede.
Lei, con tre figli maschi, che come tutti i figli maschi spesso la fanno impazzire, lavora con i bambini maltrattati, con i padre abusanti, con le madri in difficoltà, con le famiglie disagiate.
Da quasi tre anni, il servizio dell’Asl dove lavorava quando l’ho conosciuta (Centro di psicologia del bambino e dell’ascolto) ha chiuso e lei è stata trasferita al Consultorio di Via Boifava, quartiere di Gratosoglio, che presenta una realtà sociale complessa. Continua a leggere