Archivi tag: assistente sociale

Che SIA possibile innovare?

foto per ghezzidi Giulia Ghezzi*

Il 2 settembre 2016 è stato introdotto su scala nazionale il Sostegno all’Inclusione Attiva (SIA), una misura di contrasto alla povertà che prevede l’erogazione di un beneficio economico ad alcuni tipi di famiglie in condizioni economiche disagiate, a patto che aderiscano ad un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa sostenuto da una rete integrata di interventi, individuati dai servizi sociali dei Comuni (coordinati a livello di Ambiti territoriali), in rete con gli altri servizi del territorio (i centri per l’impiego, i servizi sanitari, le scuole) e con i soggetti del terzo settore, le parti sociali e tutta la comunità (vedi www.lavoro.gov.it).

Come assistente sociale comunale mi preme sottolineare il potenziale innovativo del SIA e la necessità che gli operatori si attivino per sfruttarla come volano per ripensare al sistema dei servizi sociali territoriali, non facendosi demotivare dalle inevitabili difficoltà organizzative tipiche di ogni misura neo-nata. Ho infatti la percezione che ci sia una grande enfasi sulle criticità e sulla complessità attuativa – innegabili – ma che se ci si limita a questo si crea un clima che inibisce lo slancio di quanti si sforzano di pensare che un altro welfare è possibile. Continua a leggere

L’assistente sociale: uno, nessuno e centomila

about usdi Davide Pizzi*

Purtroppo, in più di un’occasione, mi è capitato di imbattermi in persone che confondevano la mia professione di assistente sociale con un’altra. Oggi, come allora, quando mi ricapita, provo lo stesso senso di fastidio, proprio non riesco ad abituarmi che qualcuno faccia questa sorta di scambio tra professioni! Per rendere più chiara l’idea, cito alcuni esempi di quante volte il mio lavoro è stato frainteso con un altro:

  • assistente domiciliare per anziani (e aiuto domestico);
  • operatore socio sanitario;
  • operatore generico;
  • altro non precisato.

Ogni volta che ho sentito citare a sproposito il mio mestiere, ho vissuto un senso pirandelliano di incomprensione della mia identità professionale, per l’appunto: uno, nessuno e  centomila. Continua a leggere

L’approccio del servizio sociale al paziente nell’U.O. Neuroriabilitazione

di Marinella Cimarelli*

ospedaleL’Assistente sociale ospedaliero che si occupa del malato ricoverato in Neuroriabilitazione opera in un contesto complesso, ove interagiscono diversi fattori evidenzianti altrettante specifiche criticità.
In primis, il soggetto che ha subito una limitazione delle proprie funzioni motorie sperimenta un disagio connesso alla mancata autonomia e conseguente dipendenza da altri.
Secondariamente, il suo stato psicologico subisce un grave colpo soprattutto nella circostanza in cui egli passa dalla condizione di soggetto attivo e lavoratore  allo stato di inabile-invalido.
La vicinanza dei familiari a tale proposito risulta fondamentale, ma occorre tener conto di alcune situazioni limite nelle quali non tutti possono usufruire di una rete di sostegno adeguata. Continua a leggere

Il senso del tempo e la questione della libertà nella relazione di cura

di Monica Murabito*

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La domanda intorno alla quale ruotano le mie riflessioni riguarda lo spazio di libertà tollerato dall’assistente sociale all’interno della relazione di aiuto: quali margini di libertà e quali tempi si permettono alla persona nel decidere il proprio percorso di cura?

Chiarisco subito che il mio è uno sguardo sentimentale sulle cose, cioè, etimologicamente, una percezione delle impressioni, un esercizio della sensibilità.
E’ mio interesse analizzare ciò che accade quando l’operatore è immerso nella pratica di cura, fermare l’immagine e approfondire il ruolo dell’assistente sociale nel momento specifico del colloquio, dell’incontro con l’altro, in particolare quando ci si deve confrontare con le “resistenze”. Continua a leggere

Quando la povertà è dignità

di Chiara Biraghi*

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L. Viani “famiglia di poveri”

Ogni giorno, noi operatori sociali, incontriamo e ci scontriamo con realtà e mondi diversi.
Non sempre abbiamo il permesso di entrare, ma non appena entriamo in contatto, i sensi si allertano, la nostra attenzione viene catalizzata, siamo più ricettivi e, talvolta, ci facciamo (anche) coinvolgere.

A fine giornata, però, chiusa la porta del nostro ufficio, dovremmo essere in grado di lasciare nei cassetti e negli archivi quei mondi, ma quando non ci riusciamo? Cosa possiamo fare?
Ho avuto modo di rifletterci in questi giorni e sono giunta alla conclusione che dovremmo trarne insegnamento.

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