Io sto con la sposa

di Francesca Susani *

IO_STO_CON_LA_SPOSA_poster_70x100_0C’è un gruppo che festeggia di notte in una piazza deserta di Stoccolma, in Svezia…

C’è una sposa in mezzo a loro… Sembra festeggino un matrimonio.

Stanno festeggiando si, ma non un matrimonio, festeggiano la realizzazione di un altro sogno… Più grande…  oserei dire più importante.

Sono un gruppo di profughi palestinesi e siriani che hanno appena passato l’ultima frontiera per raggiungere il paese che sanno essere il più disponibile ad accogliere rifugiati politici: la Svezia.
Ma non hanno pagato dei contrabbandieri per portarli fino a qui… hanno trovato degli amici, amici che hanno rischiato la prigione per poterli aiutare.

Li abbiamo seguiti per tutto il loro viaggio… seduti sulle poltrone del cinema sappiamo che andrà a finire bene ma loro non ancora… le riprese sono vere, le telecamere stanno riprendendo il percorso attraverso il quale queste persone sperano di realizzare il loro sogno.

Siamo a Milano, il gruppo vestito a festa si ritrova in un piccolo soggiorno con davanti una cartina. Un giornalista italiano spiega perché vuole aiutarli. L’amico poeta siriano palestinese, in Italia da 5 anni, spiega che rischiano molto, loro più degli stessi profughi, scherza… “non mi importa di quello che rischio io… voglio aiutarvi a realizzare il vostro sogno di raggiungere la Svezia, anche se non capisco perché volete andarci…. Fa freddo in Svezia, si congela per fumare una sigaretta fuori dalla finestra!”
Proprio lui rischierà forse più di tutti, rischierà la recente conquista del suo sogno personale, la cittadinanza italiana, acquisita proprio il giorno della partenza di questo speciale corteo nuziale. Non trattiene le lacrime quando glielo dicono al telefono: “finalmente ho un passaporto, appartengo ad uno Stato”. Lo Stato italiano, da cui molti italiani se ne stanno andando, il mio paese che do per scontato… quest’uomo piange commosso per aver ricevuto finalmente la cittadinanza italiana.

Ma torniamo al corteo… perché il gruppo, per superare tutte le frontiere senza contrabbandieri, senza nascondersi, ha deciso di organizzare un matrimonio, finto, e un corteo nuziale…
“Chi ferma un corteo nuziale alle frontiere?”
Lo dovrei sapere, per tutto quello che leggo sui giornali, ma mi impressiona comunque vedere che la frontiera che sembra spaventare di più sia quella dall’Italia alla Francia, e infatti scelgono di superarla a piedi, attraverso un sentiero di montagna, superando il vecchio confine: “il viaggio che facevano gli italiani 50 anni fa, quando eravamo noi gli immigrati “clandestini””.
Gli altri paesi europei sanno che in Italia arrivano tutti gli immigrati ed è dall’Italia che bisogna “difendersi”… una delle ipocrisie di questa Europa che dice di accogliere i profughi, e proprio per questa promessa di accoglienza, centinaia di loro partono tutti i giorni rischiando la vita e trovandosi in balia di paesi che si rimbalzano il problema: “stavamo affogando in mare, l’Italia diceva che eravamo in acque maltesi, Malta diceva che eravamo più vicini all’Italia…”

“Perché se il sole è uno per tutti, la luna è una per tutti, anche il mare deve essere di tutti, e le frontiere sono ingiuste.. perché una persona può attraversare questo mare e l’altra no?”

L’avventura prosegue in macchina, dalla Francia a Lussemburgo, da Lussemburgo alla Germania, dalla Germania alla Danimarca.
Seguiamo il loro viaggio in autostrada, di notte, con la paura di essere fermati, con le strategie per aggirare gli eventuali controlli, con i racconti, i ricordi di queste persone che faticosamente hanno raggiunto l’Italia, dei morti che si sono lasciati alle spalle “paghiamo $1000 per la nostra morte… una famiglia di 13 ha pagato $13,000”, dei vivi che sperano di riabbracciare, con i quali vogliono ricongiungersi, una volta raggiunto il paese che li accoglierà.
In Italia hanno fatto di tutto per non farsi prendere le impronte digitali… il primo paese dove arrivi è quello che ti deve accogliere come rifugiato, ma loro non vogliono fermarsi in Italia e le impronte non le vogliono lasciare: “ho visto uomini con le mani insanguinate, bastonati per costringerli a fornire le impronte digitali…”
Seguiamo le loro tappe nei vari paesi, dove trovano altri amici ad accoglierli, a fornire un posto dove riposare e un’occasione per rifocillarsi e distrarsi un po’.
Li seguiamo anche durante il loro ultimo passaggio di frontiera, in treno, da Copenhaghen a Stoccolma, sempre vestiti a festa: “perché dovrebbero fermare un corteo nuziale?”
Ed eccoci di nuovo in piazza con loro, la notte, appena scesi dal treno alla stazione di Stoccolma… ce l’hanno fatta, un viaggio di 4 giorni aggirando controlli e facendosi beffa delle leggi. E’ una storia vera, ma è anche una bella favola a lieto fine.

* Irs, Caporedattore Prospettive Sociali e Sanitarie