A Royal Affair

en-kongelig-affære-(2012)-large-pictureUn re fragile, una giovane regina born to be The Queen, un medico consigliere un po’ psicologo, un po’ assistente personale, illuminista e idealista.

Con A Royal Affair si può capire bene perchè la Danimarca è com’è (o è stata come è stata), intendo dire una nazione piccola e rivoluzionaria nel centro dell’Europa. Fino a pochi anni fa per guardare i sistemi di welfare più avanzati si guardava per prima alla Danimarca. Candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 2013, Oscar vinto da Amour, altro film di cui dovremmo parlare. Magari ve lo siete perso, ma vale la pena di vederlo questo Royal Affair, soprattutto in tempi di riforme sfrenate.

225px-Johan_Frederik_StruenseeUn film per sapere, per chi come me non lo ricordasse così bene, che un po’ prima della rivoluzione francese un medico entrato nelle grazie di re Christian VII, facendo leva sulla sua fragilità, provando ad accudirlo e anche a curarlo, se ne approfitta e rivoluziona la vita nel regno: via i rifiuti dalle strade, vaccino per il vaiolo per tutto il popolo, poi ospedali per tutti per un universalismo a tutto tondo e diritti per tutti. Va a toccare la relazione schiavo-padrone istituendo il reato di tortura. Era un medico tedesco, che aveva studiato in Sassonia, si chiamava Johann Friedrich Struensee ed era certamente noto tra i nobili come L’Illuminista, gente da bandire. Struensee scriveva testi di diritto per la tutela dei diritti del popolo, testi vietatissimi, ma che incuriosirono la Regina, anche lei nel suo ruolo animata da un crescente idealismo.

La corte non apprezza soprattutto la doppia mossa del governo ombra: Struensee esagera, diremmo che si fa prendere la mano e, d’accordo con la Regina divenuta sua amante, prima convince il re ad esautorare la corte e ad eliminare il Consiglio, poi, dopo essere divenuto in pratica reggente lui stesso, lo convince anche della necessità di semplificare i passaggi burocratici (ipersemplificazione!): Struensee può firmare da solo decreti, leggi che continuano a piovere sul popolo ad un ritmo incontenibile.

Ed è qui che comincia il suo declino: ha osato troppo ed è pronto un complotto di corte ordito dalla matrigna di re Christian che scopre la relazione di Struensee con la Regina. Insomma la rivoluzione pacifica si interrompe bruscamente anche perchè per sostenerne le spese re Christian (ovvero Struensee) deve operare un duro taglio alle spese di corte e della nobiltà, togliendo soldi attraverso la tassazione per ridistribuire al popolo attraverso servizi.

Il popolo stesso non è in grado di comprendere la portata di quello che sta accadendo e, probabilmente complice un livello di alfabetizzazione e acculturazione ancora basso, comincia ad insospettirsi e facilmente ritorna ad essere preda della nobiltà e dei suoi interessi prevalenti. Troppo tardi il popolo si accorge che Struensee in fondo era uno di loro, medico tra i poveri un tempo, reggente di un governo ombra a cui non è bastato fare bene il proprio lavoro, o forse dovremmo dire che ha avuto la colpa di essere davvero poco strategico. Ma del resto per cambiare davvero bisogna osare e forse per un attimo Struensee si è sentito davvero in grado di fare tutto.

Ci sono poi alcuni scampoli di film, alcune scene che mi hanno colpito: per esempio la scelta di inserire nella sceneggiatura ad un certo punto la battuta “possiamo cambiare verso”, anche se qui c’era più la sensazione di poterlo fare per le scarse possibilità del re di potersene occupare. Christian è un bambino, cerca in Struensee una guida, un genitore, un consigliere, un compagno di giochi e in questa relazione c’è qualcosa di terapeutico per il re che sta bene solo con lui. Si crea una relazione di dipendenza piuttosto forte e il complotto per far fuori Struensee aggrava di conseguenza le condizioni di salute del re che torna ad essere facilmente manipolabile dal consiglio dei nobili e dalla corte guidata dalla sua matrigna.

La storia darà con il tempo ragione a Struensee naturalmente, perchè il figlio di Christian VII e della Regina Carolina Matilde, Friedrich insieme alla figlia illegittima Luisa (nata dalla relazione clandestina tra Stryensee e la Regina) proseguiranno il suo percorso. Ma con un altro metodo e in un altro tempo.

Morale della favola

In conclusione, ci sarebbero talmente tante morali da trarre che non saprei da che parte cominciare. Forse dalla battaglia per riconoscere i diritti del popolo? Dal carattere ridistributivo della riforma totale del sistema? Dal liberismo associato all’universalismo dei diritti?

Oppure se preferite potete godervi un bel film, con tutti gli ingredienti dei filmoni: amore, complotto, politica, potere, storia. Attori considerevoli, forse un po’ lunghetto. Ma che volete che siano 3 ore in confronto a 300 anni di storia e di welfare!