Per una giustizia a misura di minorenne

Il Progetto “Bruciare i Tempi” e la Conciliazione Territoriale

bruciare i tempi

 

di Elena Giudice*

Il processo penale minorile (PPM) italiano rappresenta un esempio innovativo di lungimiranza dei legislatori a cui infatti si è anche ispirata l’Unione Europea nella recentissima Direttiva Europea sulle Garanzie Procedurali per i Minori Penalmente Imputati. Il DPR 448/88 appare quindi tuttora attuale pur all’interno di un sistema istituzionale che a fatica riesce a stare al passo con alcuni principi ispiratori, soprattutto inerenti la minima permanenza nel circuito penale.

Il PPM è strutturato secondo scansioni temporali molto ravvicinate, e ciò in ragione della personalità in evoluzione dell’imputato minorenne, che dovrebbe restare nel circuito penale per il solo tempo necessario alla sollecita definizione della sua posizione processuale. Il fattore “tempo” assume un’importanza speciale in questo contesto, in quanto il ‘tempo’ speso o utilizzato (o, purtroppo, a volte ‘sprecato’) per la celebrazione e conclusione del processo a volte non tiene in considerazione, non intercetta, quel ‘tempo’ che è stato nel frattempo utilizzato dal minorenne che ha commesso il reato per continuare i suoi progetti di vita. Sono due ‘tempi’ che corrono a velocità diverse, molto diverse, al punto da rischiare di compromettere la comprensione del significato e del portato dell’intervento penale conseguente alla commissione del reato.

Il Progetto Bruciare i Tempi attivato all’inizio del 2015 negli Ambiti della Provincia di Monza e Brianza e di Pioltello ha lo scopo di ‘dare vita’ alla connessione di due principi, ovvero la più veloce fuoriuscita dal circuito penale del minorenne e la responsabilizzazione dello stesso diminuendo i tempi che intercorrono tra la denuncia e l’intervento dei servizi sociali che sono chiamati ad un’azione tempestiva fornendo la possibilità di attivare gli istituti giuridici come l’irrilevanza del fatto pur significando le azioni compiute e mostrando la capacità del sistema istituzionale di rispettare i diritti delle persone e delle comunità territoriali. Queste ultime infatti spesso, a fronte di reati che avvengono nei loro territori, percepiscono l’impunità dei rei, la lentezza del sistema oltre alla mancanza di attenzione per le vittime. In parallelo, quindi, il Progetto dà voce ad attori che altrimenti nel PPM italiano non l’avrebbero, le vittime.

Le ricerche internazionali mettono in evidenza che il ‘fattore vittima’ o, meglio, l’incontro diretto reo-vittima ben preparato e i tempi veloci in cui questo avviene sono due tra i fattori principali di diminuzione delle recidive nei casi di imputazioni tenui. In un territorio in cui annualmente i ragazzi sottoposti a procedimenti penale sono circa 150 in totale, la maggior parte imputati per reati tenui o ‘bagatellari’, si è voluto integrare l’azione delle tre istituzioni che principalmente sono deputate a lavorare con loro: la Procura della Repubblica per i Minorenni di Milano, i Servizi Sociali dell’Ente Locale specialistici o comunali e l’Arma dei Carabinieri per un’azione tempestiva, tutelante i diritti di tutti i soggetti in gioco, riconoscibile dai cittadini aumentando la fiducia nelle istituzioni. Il cambiamento radicale delle procedure per le istituzioni coinvolte necessita di un tempo di adattamento e a febbraio 2016 sono state 83 di cui 52 già definite da parte della Procura per i Minorenni. Di queste situazioni per 39 è stata richiesta la chiusura del processo a fronte del lavoro tempestivo dei servizi sociali. Infatti, nel tempo di massimo 6 mesi dalla denuncia la Procura per i Minorenni è potuta arrivare alla richiesta al Giudice per le Indagini Preliminari avendo alle spalle un lavoro attento, veloce ed esaustivo da parte dei servizi sociali. Tutti gli attori coinvolti sono informati delle richieste reciproche mantenendo attiva quindi una connessione forte tra le 3 istituzioni, i ragazzi e le famiglie.

Altrettanto gli ideatori del Progetto Bruciare i Tempi hanno fortemente voluto promuovere la partecipazione delle vittime e degli imputati in azioni territoriali di conciliazione facilitate da un carabiniere e un operatore sociale con gli obiettivi di: facilitare la partecipazione dei soggetti coinvolti; dare un messaggio alla comunità di tempestività e non di impunità o inutilità delle istituzioni; dare voce alle vittime e favorire un confronto con gli imputati su un piano emotivo  e concreto promuovendo azioni riparative proposte anche direttamente dalla vittima e che tengano conto delle attitudini e competenze dei ragazzi. Le azioni conciliative hanno coinvolto finora 19 ragazzi, 3 vittime istituzionali rappresentate da sindaci o assessori e 3 privati (3 casi non è stato possibile portare a termine le conciliazioni per indisponibilità delle vittime).

Laddove sperimentate, le vittime hanno potuto esprimere il loro punto di vista e i loro desideri mentre i ragazzi hanno avuto la possibilità di dimostrare concretamente il loro desiderio di rimediare portando proposte poi concordate con le vittime stesse (pulizia pacchetti la domenica mattina; pulizia del luogo invaso; supporto durante il mercatino domenicale di un agricoltore; incontro di sensibilizzazione dei ragazzi delle scuole medie). In tutti i casi in cui si è utilizzata la conciliazione territoriale le vittime hanno rimesso le querele o la Procura della Repubblica ha chiesto l’archiviazione. Alla luce dei dati iniziali, che verranno confrontati con i dati dei tre anni precedenti il progetto – in fase di raccolta – si ritiene che pur trattandosi di un Progetto che ha appena concluso la fase di rodaggio si stiano raggiungendo gli obiettivi di diminuire la permanenza dei ragazzi all’interno del circuito penale quando non strettamente necessario e di dare voce a tutti gli attori territoriali interessati nonché risposte visibili alla cittadinanza.

*Assistente sociale libero professionista; www.assistentesocialeprivato.it; info@elenagiudice.it  Redattore di Prospettive Sociali e Sanitarie