Per equità

di Emanuele Ranci Ortigosa*

bilanciaIl tema dell’equità, opportunamente rilanciato da Tito Boeri[1], comporterebbe una riconsiderazione critica dell’insieme delle politiche pubbliche, da quelle regolative a quelle per l’acquisizione e l’erogazione di risorse. Il livello di equità è infatti l’esito dell’azione e dell’interazione di tutte queste politiche.

Limitiamo allora il campo e consideriamo fra le politiche erogative, quelle di assistenza sociale, che hanno effetti diretti e rilevanti in termini di equità. Valutare se il totale delle risorse ad esse dedicate soddisfi le esigenze di equità è arduo, anche perché la natura dei bisogni da queste considerate ha tale rilevanza per la vita delle persone che gli interventi in merito possono essere sempre ritenuti inadeguati. Se ricorressimo all’espediente della comparazione fra paesi, pur approssimativo per la diversità dei sistemi, vedremmo che la spesa del nostro paese per tali politiche è attorno alla media europea, inferiore però ai livelli dei paesi dell’Europa centrosettentrionale.

Utilizzare i soli dati di spesa per trattare di equità non è il massimo, ma è difficile disporre di altre più adeguate informazioni, ad esempio sugli esiti delle politiche. Anche il valutare la distribuzione della spesa fra le diverse politiche sociali è problematico. Individuando i comparti di tali politiche sulla traccia affidabile della Commissione Onofri degli anni ’90 (tabella 1), come possiamo dire se dei circa 70 miliardi complessivi assegnare circa il 30% alle politiche per la famiglia, il 26% al contrasto della povertà, il 35% al sostegno della non autosufficienza e della disabilità[2] sia equo? La distribuzione attuale è frutto di eredità storiche, sensibilità sociale e capacità di pressione politica e della loro evoluzione nel tempo, e non risponde quindi a nessun criterio razionale.

Qualche valutazione equitativa si può piuttosto fare entrando nel merito della distribuzione dei benefici effettuata dalle singole politiche fra coloro che condividono condizioni di bisogno analoghe. Fra l’altro il contenuto largamente prevalente di tutte queste politiche consiste in erogazioni monetarie nazionali, e questo è criticabile[3], ma semplifica il confronto. Il principio di equità può essere così declinato: dare a ciascuno in rapporto ai suoi bisogni, e quindi dare solo a chi è in condizione di bisogno socialmente rilevante e riconosciuto[4] e, fra questi, dare di più a chi ha maggior bisogno. In base ad esso possiamo allora giudicare non equo che ai due quinti delle famiglie italiane, e proprio a quelle in base all’Isee più benestanti[5], vada quasi il 20% delle risorse dedicate a interventi di sostegno alle famiglie e quasi il 18% delle risorse gestite dall’Inps per il contrasto alla povertà (tabella 2) [6]. E questo mentre molte delle famiglie in povertà assoluta, oltre 4 milioni di persone, non ricevono nessun sostegno. E possiamo anche giudicare non equo che nelle politiche di sostegno alla non autosufficienza e alla disabilità ricevano un sostegno economico (indennità di accompagnamento) di uguale entità persone che necessitano di una assistenza personale di intensità molto diversa.

Le non equità richiamate andrebbero riconosciute, affrontate, sanate. Fra coloro che si pongono il problema taluni ritengono lo si possa fare solo chiedendo più risorse e assegnandole a coloro che risultano oggi svantaggiati, ritenendo impraticabili processi redistributivi e invece praticabile il superamento dei vincoli economici e del loro uso politico. Altri condividono con i primi la richiesta di maggiori risorse per affrontare bisogni in crescita, come ad esempio la povertà nella recente crisi economica o la non autosufficienza per l’evoluzione demografica ed epidemiologica. Ma non ritengono invece realistico ne praticabile chiedere e ottenere risorse aggiuntive in misura tale da ottenere significativi effetti equitativi senza rivedere situazioni oggi relativamente privilegiate. E propongono quindi di cominciare a perseguire maggiore equità anche fra i beneficiari delle attuali erogazioni economiche con prudenti e graduali processi redistributivi, che concorrano a coprire le più gravi carenze assistenziali (per la povertà assoluta o la gravissima non autosufficienza, ad esempio).

Nel contrasto alla povertà erogazioni economiche finalizzate a integrare redditi insufficienti (pensione e assegno sociale, ad esempio) potrebbero essere gradualmente ridotte o eliminate a beneficiari di famiglie con Isee più elevato non solo per la componente patrimoniale ma anche per quella reddituale. Persone e famiglie per i quali l’erogazione monetaria di cui beneficiano rappresenti insomma una quota marginale rispetto all’insieme delle loro entrate. Analogo ragionamento si può riproporre per i sostegni alla famiglia, dove vediamo che gli attuali benefici (esenzioni fiscali o assegni monetari) penalizzano le famiglie giovani e quelle con più figli a carico.

Insomma non bisogna ragionare per comparti, ma riconsiderare l’insieme delle politiche sociali, per massimizzare l’efficacia e l’equità conseguibili con le risorse che sono oggi, o che saranno domani disponibili. Si profila un’opportunità da non lasciarsi sfuggire. La legge di stabilità prevede nel 2016 una revisione ampia del nostro sistema assistenziale. Che si cominci dalle famiglie povere con figli, come prevede tale legge, o dagli over 55 poveri, come prevede Boeri, l’importante è cominciare un percorso che deve estendersi per qualificarsi. Perché l’equità comporta in prospettiva l’universalismo, a uguali bisogni uguali sostegni, e per questo concorre anche alla efficacia delle politiche e degli interventi.

Tabella 1. Spesa pubblica 2014 per grandi funzioni assistenziali
milioni di € %
Sostegno alla famiglia 20.795 29,63
Contrasto alla povertà 18.418 26,25
Sostegno non autosufficienza e disabilità 24.939 35,54
Altro 6.022 8,58
Totale 70.174 100,00
Elaborazioni lrs e Capp su dati contabilità pubblica 2014
Tabella 2. Distribuzione sociale della spesa assistenziale per erogazioni monetarie nazionali e detrazioni fiscali alle famiglie
spesa totale spesa per 4 decili lsee più elevati
milioni di € milioni di € %
Sostegno alla famiglia 18.022 3.477 19,29
Contrasto alla povertà 18.197 3.242 17,82
Sostegno non autosufficienza e disabilità 14.386 5.437 37,79
Totale 50.605 12.156 24,02
Elaborazioni lrs e Capp: dati lt.silc 2013 su redditi 2012 rivalutati su prezzi 2015

*Istituto per la Ricerca Sociale

**Una versione in parte ridotta di questo scritto è stata pubblicata su Lavoce.info del 18.12. 2015

[1] Istat, Non per cassa ma per equità, 2015

[2] La quota restante si disperde in varie direzioni. Le stime esposte sono frutto di una collaborazione con Paolo Bosi e Massimo Baldini

[3] Il tema è importante e richiederebbe una trattazione specifica.

[4] La rilevanza sociale riconosciuta è condizione necessaria per giustificare l’estrazione dai privati delle risorse necessarie

[5] La nuova Isee è uno strumento prezioso per ragionamenti e proposte equitative.

[6] I diversi valori delle due tabelle sono dovuti soprattutto al campo trattato: la tabella 1 considera tutte le spese per assistenza sociale degli enti pubblici; la tabella 2 analizza la distribuzione sociale solo delle prestazioni monetarie nazionali gestite dall’Inps e delle detrazioni fiscali per le famiglie, oggetto della riflessione proposta. Ulteriori differenze sono dovute alla diversa fonte dei dati trattati: contabilità pubblica 2014 per la tabella 1, It.silc 2013 su redditi 2012 rivalutati su prezzi 2015 per la tabella 2.