Mi è arrivata la lettera della Regione…

di Augusta Foni*

Mi è arrivata la lettera della Regione Lombardia sul nuovo modello di presa in carico della cronicità. Un po’ di mesi fa avevo sentito voci di una riforma a questo proposito e mi era rimasto uno sfondo di preoccupazione sugli anziani sempre più numerosi e sulla difficoltà di far quadrare i conti pubblici. In autunno avevo anche ricevuto un po’ di documentazione sulla proposta regionale e sul dibattito che aveva suscitato. Ritirare la busta dalla casella postale è stata però un’altra cosa, quasi mi ero dimenticata di avere il tesserino rosa dell’esenzione per patologia (nove anni fa, un tumore al seno).

Perplessità (non solo mie)

Tra le reazioni quella più immediata: una certa tristezza nel vedermi catalogata come “cronica”, una parola che suona impietosa e definitiva. E subito dopo una domanda: ma quante persone hanno ricevuto questa lettera? Sicuramente tantissime, per i motivi più diversi. Ho guardato sul sito della Regione le patologie cui si fa riferimento, ma 22 pagine sono troppe, almeno per me. Però mi hanno fatto pensare al giro delle mie amiche e mi è bastato per capire la scala numerica dei destinatari.

Ho cercato di leggerla attentamente. In realtà le lettere sono due, una dall’Assessorato al Welfare della Regione, corredata da un depliant sui “Vantaggi del nuovo percorso di cura per il paziente cronico”, e un’altra della Direzione regionale dell’ATS Milano Città Metropolitana (la sigla l’ho imparata da poco).

La lettura mi ha dato impressioni alterne. L’idea di facilitare l’accesso ai servizi mi è sembrata significativa, ma l’impianto proposto mi è parso piuttosto artificioso, come se per riparare ai disagi di code e attese si attivassero percorsi paralleli a quelli esistenti, senza affrontare i problemi della struttura attualmente operativa. Mi è venuto subito in mente come sarebbe utile per esempio una verifica seria della funzionalità dei sistemi di prenotazione online di ospedali diversi. Alcuni funzionano, altri sono ansiogeni, a dirlo in modo diplomatico. Ma forse quello era solo il mio punto di vista, la Regione ha di fronte problemi più rilevanti.

Mi è piaciuta la prospettiva che i cittadini, liberati da stress e preoccupazioni per la propria salute, trovino maggior tempo per sé e per la propria famiglia. La personalizzazione delle cure e il valore dell’accompagnamento alla persona recepiscono poi il senso di elaborazioni che sono per tutti grandi conquiste. La separazione delle malattie croniche da quelle acute invece non l’ho capita, mi sembra contemporaneamente un po’ ingenua e un po’ furba, in fondo si è rinunciato a spiegarla.

A un certo punto mi sono resa conto di quello che più di tutto non mi quadrava: il tono francamente pubblicitario delle due lettere, rinforzato dalle vignette del depliant, faceva pensare più alle imminenti elezioni che alla complessità delle questioni trattate. E in più, non venivano fornite al lettore risposte concrete alle domande “come si fa ad aderire o no?” e “entro quale termine farlo?”. Consultando il sito della Regione ho capito che il senso della lettera parallela inviata dall’ATS territoriale stava nella prescrizione regionale secondo cui il primo passo operativo di tutto il percorso con i cittadini consisteva in un invito individuale ad accettare la proposta rivolto dall’ATS stessa. Sui termini temporali invece non c’era traccia neppure sul sito.

Nel caso avessi aderito alla proposta, avrei potuto avere altri chiarimenti dal medico di medicina generale.

Complessivamente, ne ho ricavato l’impressione generale di trovarmi non di fronte a un chiaro progetto, ma a una ipotesi, un ballon d’essai su cui lavorare ancora.

Amici e conoscenti contattati sul tema “ma tu che cosa hai capito? che cosa fai?” presentano mediamente una scarsa conoscenza dell’argomento e una vasta gamma di atteggiamenti e comportamenti: “non si capisce niente, perché ci stai tanto su” o ”l’ho cestinata subito, è propaganda elettorale”; “magari la rileggo”, “ è solo una grossa torta da spartire”, “chiedo al mio medico”, ”non parliamo male del nostro sistema sanitario, è una delle cose su cui possiamo ancora contare”, “perché nella mia lettera mi invitano a parlare con il medico di medicina generale e nella tua ti invitano a contattare l’ospedale dove vai più spesso?”

E adesso che cosa faccio?

Non penso di aderire alla proposta regionale. Nonostante tutto ho imparato nel tempo le strategie necessarie a gestirmi da sola i risvolti sanitari della mia patologia. Ho persino maturato qualche apprendimento sul rapporto paziente-medico e paziente-sistema sanitario. Mi rimane però un senso di malessere civico, una volta di più. Mi rendo conto che fatico ad orientarmi di fronte a una macchina immensa, quella dei servizi sanitari, che è difficile da progettare e far funzionare qui come in tanti altri paesi, alle prese con milioni di persone che chiedono salute e tantissime persone che ci lavorano. È anche una macchina che movimenta una grandissima quantità di danaro e che modula macrorapporti economici e sociali all’interno della società. I cittadini sanno ben poco di tutto questo, sono troppo esili i canali culturali e politici per la circolazione delle conoscenze e la partecipazione alle elaborazioni. Eppure, tutto questo determina profondamente ambiti molto sensibili della nostra vita quotidiana, salute, malattia, paura e aiuto in tante situazioni difficili. Cerco come salvagente qualche fonte di informazione, qualche testo che mi sintetizzi i punti centrali della proposta[2].

Può essere una scommessa…

A questo punto, in questa panoramica, la lettera della Regione si può vedere anche in un altro modo. Indipendentemente dalla funzione che le assegna il mittente, arriva a più di tre milioni di persone e a ciascuna chiede di fatto di affacciarsi, anche se di sfuggita, sul complesso sistema di regole in cui si iscrive il suo percorso sanitario individuale. Sicuramente nella maggior parte dei casi, la cosa scivola via senza increspature. Ma certe volte no. Vedo che qualcuno cerca di capire e nascono le domande “che cosa succede se aderisco, che cosa succede se non aderisco? a chi posso chiedere? chi sono i gestori? sceglieranno al mio posto? che collocazione hanno i medici di medicina generale nel sistema sanitario? Perché c’è tensione tra loro e i medici ospedalieri?”. Qualcuno chiede informazione al suo medico e scopre che molti medici sono perplessi e hanno a loro volta dubbi e domande complementari a quelli dei cittadini pazienti: “che cosa comporta concretamente questo nuovo modello per gli operatori sanitari? come e in che tempi procederà la Regione?”

Sono tanti passaggi che presi tutti insieme indicano comunque un movimento di esplorazione, come ricerca di elementi conoscitivi, ma anche come acquisizione di un nuovo punto di vista rispetto ai propri percorsi quotidiani all’interno di un sistema opaco e poco accogliente. Sono spostamenti incerti, ma hanno delle potenzialità, come tutti i cambiamenti di punto di vista. E considerato che la lettera è arrivata a più di tre milioni di cittadini le potenzialità vanno tenute in conto. In tempi come questi non si può sprecare nulla.

[2] Mi è stato utile il contributo di Rosemarie Tidoli, “L’avvio del percorso di presa in carico dei pazienti cronici”, pubblicato su Lombardia Sociale.

* pensionata, residente a Milano, formatrice.