Ma l’amor mio non muore

di Pierluigi Emesti*

 

È difficile da ammettere, è anche difficile da percepire, oltre che raro.

Visioni che normalmente mi arrivano nella mia periferia milanese:  i molti immigrati di vario ordine e grado che aprono e chiudono attività commerciali, i tanti anziani che sopravvivono nelle case popolari, i minori spesso lasciati soli in giro per le strade fino a tarda ora su improbabili bici a noleggio, sono cose che ormai guardo senza stupirmi.

Sono riuscito però a cogliere, da vari mesi ormai, uno spettacolo commovente, una coppia di non più giovani superstiti tossicodipendenti che trascorrono la maggior parte del loro tempo in strada teneramente abbracciati, tristi, disperati ma sempre appoggiati l’uno all’altra.

A volte con gli occhi opachi e semichiusi dalla botta dell’eroina, a volte con le gambe che piano piano cedono, ma senza mai cadere.

Si parla tanto di crisi del sentimento, di carenza di affetto, eppure questi due ultra quarantenni che si tengono in vita forse solo per amore mi ha stupito, e continua a stupirmi.

Vivendo da oltre 50 anni sempre nella stessa via ho visto varie generazioni crescere e sparire, alcuni ricompaiono profondamente cambiati altri si mimetizzano, i più si perdono.

Raramente sono stato colpito e emozionato dal sentimento, dagli sguardi amorevoli seppur senza via di scampo di queste due persone.

A volte, quando ne vedo solo uno dei due al solito angolo mi preoccupo, eppure succederà prima o poi, ma so che l’Amor suo non muore, può cessare di vivere la persona, ma non quello che ha trasmesso.

Mi sono domandato anche quanti di noi, persone non particolarmente disagiate, non particolarmente addicted, possano comunicare tanta bellezza.

E mentre scrivo questi pochi pensieri mi pongo anche questa domanda: quanto di quello che sento è in quello che vedo, e quanto invece sta nel mio sguardo?

 

*Educatore professionale