Social Street: reti di solidarietà e condivisione tra vicini di casa

logo_fbBologna (per prima, con via Fondazza) e Milano avviano le loro esperienze di social street e un sito raccoglie materiali per diffonderle. Stanno per diventare una moda? Un tormentone? Sono un’occasione?

Possiamo carpire qualche segreto? Qualche ingrediente per rendere questa esperienza una risorsa per il sociale?

Obiettivi: qual è l’idea?

L’obiettivo delle Social Street è quello di socializzare con i vicini della propria strada di residenza al fine di instaurare un legame, condividere necessità, scambiarsi professionalità, conoscenze, portare avanti progetti collettivi di interesse comune e trarre quindi tutti i benefici derivanti da una maggiore interazione sociale. Per raggiungere questo obiettivo a costi zero, ovvero senza aprire nuovi siti, o piattaforme, Social Street utilizza la creazione dei gruppi chiusi di Facebook.

E in un attimo le social street diventano 151 in tutta Italia.

Il sociale è virale!

Dal 2013  ad oggi una diffusione virale, un’espansione che da Bologna ha contagiato tutta Italia in pochissimo tempo.

E così si dà un nome nuovo ad un’esperienza che da anni diciamo che è scomparsa nelle nostre città: le reti di vicinato. Del resto in America il noto social network Nextdoor (www.nextdoor.com) nasce proprio per questo: creare connessioni tra vicini di casa, favorire l’incontro da domanda e offerta di ‘qualunque cosa’ (dall’idraulico al baby-sitting all’autista, con tutti i rischi…).

Qui c’è una sostanziale differenza: il social è strumentale alla crescita e allo sviluppo di un gruppo di persone. Il social supporta gli aspetti relazionali allargando la potenziale platea di soggetti che possono partecipare, mantiene traccia delle cose dette e di quelle fatte, supporta la progettazione sociale e facilita la condivisione di idee. E la partecipazione è consentita a distanza (attraverso i gruppi chiusi di facebook) oppure in presenza (negli incontri organizzati nelle Social Street appunto).

Non è semplice, immagino, ma molto interessante. Un vera risorsa in questa difficile fase.

Virtuale è reale

In questo modo il gruppo facebook è il gruppo di residenti della strada (e dintorni), è la social street; il luogo è reale, il supporto è virtuale. In America è l’opposto: l’esperienza di Nextdoor mette al centro il virtuale come luogo di incontro. Qui, nelle Social Street nazionali, reali sono le relazioni che si costruiscono sulla base non solo di bisogni, ma anche e soprattutto di progetti.

I luoghi social

A Milano i luoghi social sono prevalentemente distribuiti tra la prima e la terza cerchia, vale a dire in centro. Non in periferia. Stessa cosa a Bologna, come se nascessero con l’intento di recuperare esperienza e le relazioni dalle zone centrali delle città, quartieri che da qualche anno sono in sofferenza, in cui i cittadini residenti sentono una sorta di solitudine sociale data anche dallo svuotamento dei centri storici avvenuta negli anni passati, a favore di uno spostamento verso alcune zone periferiche. Ed è proprio interessante pensare come si può orientare quest’esperienza verso le periferie, argomento caro a molti operatori del sociale. Seguendo la logica e lo sviluppo virale delle social street direi che l’iniziativa deve sorgere spontanea.

Cosa succede in via Maiocchi (che è nella mia zona a Milano)

Per sapere cosa succede ed già successo in via Maiocchi occorre sfogliare il sito. Elenco brevemente le cose più interessanti:

  • Cin Cin con i vicini, per condividere spese su servizi vari (comprese le connessioni internet per esempio)
  • I commercianti per il quartiere, sotto Natale hanno distribuito pacchi ai senza tetto del quartiere.
  • E poi baratto di Natale, il primo incontro per passare dal virtuale al reale… appunto.

Solidarietà e solitudine: la solitudine che risuona nel centro di Milano è forse la stessa che risuona nelle periferie.