Costruiamo il Welfare dei Diritti: siamo pronti!

12961582_1163055887047655_3680969241321362569_nVenerdì 8 aprile il terzo appuntamento per una riforma del welfare sociale. 

In questi giorni il gruppo di ricercatori impegnati nelle analisi nel corso del 2015 e 2016 sta ultimando i preparativi per l’incontro di venerdì.

Il percorso è iniziato qualche anno fa: prima “Disegniamo il Welfare di domani”, poi “Costruiamo il Welfare di domani” e adesso, giunti al dunque, proviamo a “Costruire il Welfare dei Diritti”.

E’ indubbio che il sistema vada riformato

Le politiche sociali di oggi rappresentano l’esito frammentato e spesso obsoleto di retaggi storici e della pressione di interessi organizzati. Per correggere i limiti presenti va assunto un approccio sistemico e come criteri guida l’equità e l’efficacia: a uguali bisogni uguali sostegni, a maggiori bisogni maggiori sostegni. Per uno stato sociale abituato ad aggiungere senza cambiare ciò che c’è già si tratta di una sfida non da poco.

Le proposte di riforma, frutto di un nuovo impegnativo lavoro di ricerca condotto con il sostegno di cinque Fondazioni bancarie riguardano il contrasto della povertà, il sostegno alle famiglie con figli, alla disabilità in età giovane e adulta e alla non autosufficienza in età anziana. Un approfondimento su 7 territori, con conformazioni differenti (comuni singoli ed in forma associata di varia ampiezza) distribuiti tra 4 Regioni (Lombardia, Liguria, Piemonte ed Emilia Romagna)  ci ha permesso di raccogliere ulteriori elementi di analisi utili alla riflessione sull’applicabilità delle riforme proposte, sugli spazi di potenziamento attivabili e sulle condizioni indispensabili per la sua effettiva perseguibilità a livello territoriale.

Le novità della proposta

Sono consistenti le novità dal punto di vista della proposta di riforma, proposta che giunge nel momento in cui il governo nell’ultima Legge di Stabilità e nel successivo ddl delega prevede per quest’anno specifici provvedimenti finalizzati alla razionalizzazione delle prestazioni, al riordino della normativa e all’introduzione in Italia di una misura di contrasto alla povertà.

La nuova proposta si arricchisce, aggiorna ed integra rispetto alle precedenti seguendo due direttrici.

Primo: si propone un approccio sistemico, non categoriale e parzialmente redistributivo. Per riformare le attuali politiche e  misure socio assistenziali, da tutti ritenute parcellizzate e incoerenti, occorre assumere un approccio più ampio e integrato, che parta da una stima delle risorse già disponibili e riutilizzabili e quelle aggiuntive che occorrono, delineando una strategia a più tappe per confermare, riconfigurare gli interventi in atto, o sostituirli con nuove misure.  Proporre di affrontare ancora una volta un singolo problema con una specifica nuova misura, senza riconsiderare e rivedere le misure esistenti nel loro complesso è certo più facile, ma è anche l’ennesima rinuncia all’opportunità di cominciare a migliorare il sistema nel suo insieme, in termini di equità, efficacia, economicità. Inoltre, la concomitante riforma in più ambiti può generare un “effetto domino” virtuoso, benefici collegati ed economie di spesa molto rilevanti.

Secondo: si tratta di una riforma non astratta, sia in termini di sostenibilità economico-finanziaria, sia soprattutto in termini istituzionali e organizzativi. Per la prima volta infatti proposte di riforma del welfare sono accompagnate da una valutazione della agibilità dei cambiamenti prefigurabili nei territori, della capacità di assumere e gestire funzioni e risorse che verrebbero trasferite a livello locale. Per questo il lavoro di ricerca è stato condotto con la collaborazione di diversi contesti locali, soppesando opportunità e criticità, cercando di capire come il cambiamento di misure nazionali può fare sistema con quanto già avviene nei territori, con l’innovazione che attraversano, o con i vincoli che li frena. Cercando di capire che cosa c’è e che cosa manca e va sviluppato, sul piano delle dotazioni, delle competenze, delle prassi di lavoro, della governance del sistema degli interventi.

Cosa serve?12670636_10209245050513018_4049408691405144057_n

Serve un Reddito minimo che non è assistenza e nemmeno salario sociale, ma strumento di attivazione delle risorse di individui, famiglie e comunità. Un livello essenziale fortemente interrelato con i servizi territoriali, i Comuni, il Terzo settore, con livelli intermedi regionali e di ambito sociale che avranno funzioni cruciali di governo e di regia, nella presa in carico, nello sviluppo di programmi di inserimento.

Per la disabilità e la non autosufficienza serve una nuova misura: la “Dote di cura”, che riassorbe l’indennità di accompagnamento. Una misura che aumenti finalmente il benessere delle persone disabili e non autosufficienti in modo coerente con le loro condizioni specifiche: il suo valore economico si differenzia per gradi diversi di disabilità e non autosufficienza.

La Dote di cura dà la possibilità di scegliere tra un contributo economico senza vincoli e un voucher, ossia un budget utilizzabile per fruire di servizi pubblici o privati accreditati: nel caso degli anziani parliamo di assistenza a domicilio, centri diurni, assistenti familiari accreditate e così via. Per la disabilità in età giovane e adulta servizi riabilitativi, educativi, di socializzazione e sostegno alla vita indipendente. L’utilizzo sotto forma di voucher potrà avrà ripercussioni occupazionali importanti e in termini di emersione del lavoro di cura dal mercato nero.

Per tutto il resto ci vediamo venerdì! E con il gruppo di ricercatori ARS-IRS e CAPP (Baldini, Bosi, Castegnaro, Cicoletti, De Ambrogio, Ghetti, Mesini, Pasquinelli, Ranci)  saranno presenti il prof. Boeri, la Presidente Serracchiani, la senatrice Maria Cecilia Guerra, la prof. Elena Granaglia, il prof. Stefano Sacchi. Questa volta insieme ai territori coinvolti, che potranno proporre alcune riflessioni sul percorso fatto e sugli esiti prodotti.