Costruiamo il welfare dei diritti, il post convegno

11140105_1165043886848855_4949704123621047940_nUn convegno proficuo e un dibattito che si deve e si può riaprire

Il convegno dell’8 aprile “Costruiamo il welfare dei diritti” è stata una bella e importante occasione di confronto.

Erano presenti circa 300 persone tra operatori, funzionari e dirigenti di servizi sociali. Il contributo dei relatori della tavola rotonda sia della mattina che del pomeriggio è stato molto apprezzato e speriamo possa contribuire ad aprire un dibattito sulla proposta di riforma presentata.

La proposta di riforma, a differenza delle passate occasioni, è stata presentata nel momento in cui si parla di rimettere mano a tutto il sistema di erogazioni economiche gestite a livello nazionale oggi in modo frammentato e scomposto. Il coinvolgimento dei territori ha permesso di costruire in modo dialettico un collegamento tra quanto potrebbe essere fatto a livello nazionale e le condizioni di fattibilità o agibilità che la riforma propone, condizioni che sollecitano fortemente le capacità del territorio di rispondere ai problemi sociali.

Una parte del confronto si è concentrato sulla possibilità che questa riforma (i cui dettagli trovate nel numero speciale di PSS acquistabile online) raccolga consenso: in più di un’occasione gli interlocutori delle tavole rotonde hanno chiesto di portare la riforma fuori dai convegni degli specialisti e degli scienziati, per provare a verificare una reale fattibilità.

Considerando che piccoli spostamenti quasi non percepibili per famiglie con un reddito medio alto produrrebbero vantaggi diffusi a tutta la popolazione che oggi si trova in condizioni di povertà assoluta, ci domandiamo quali siano i veri ostacoli per l’avvio di una discussione aperta sulla possibile riforma del welfare sociale. Il tema del “comunicare la riforma” è sembrato il centro del dibattito ancora più che i contenuti stessi della riforma, sicuramente migliorabile ma comunque riconosciuta come di valore rispetto alle soluzioni proposte e un importante passo avanti potenziale per il nostro sistema di welfare.

Il carattere redistributivo proposto è davvero così ostacolante? A queste e a tante altre domande avremo modo di provare a rispondere nei prossimi mesi, continuando a tenere vivo il dibattito attorno alla proposta, in attesa che prenda avvio la discussione in Parlamento.

Per chi era presente lanciamo anche un appello a volerci raccontare cosa vi siete portati a casa dalla giornata, i commenti e le reazioni sono sempre graditi per riuscire a capire qual è stato l’esito del convegno anche per gli altri, non solo per noi che l’abbiamo seguito più da vicino, anzi direi dall’interno.

Dopo il convegno, per stemperare la tensione e rilassarsi un po’, Francesca Susani ed io siamo andate al cinema e abbiamo scelto il film Il condominio dei cuori infranti. Neanche a farlo apposta il film ci fornisce a suo modo una visione che può riaprire alcune questioni filosofiche, di approccio rispetto a come intervenire in un dibattito fermo, legato ad alcune pesanti certezze. Il film è ambientato in una periferia degradata di un paese della Francia attuale. In un condominio dove gli inquilini discutono di un nuovo ascensore, una misteriosa donna, un’attrice al tramonto, che abita da poco lì, incontra il ragazzino dell’appartamento di fronte che riesce a risvegliare in lei la passione spenta per il suo lavoro e per se stessa. Il signore del primo piano ha un incidente in casa, diventa temporaneamente disabile e s’innamora di un’infermiera. Insomma tutto sembra seguire un suo ritmo, non originalissimo, seguendo le tracce di infelicità dei personaggi coinvolti. Improvvisamente sul tetto del condominio atterra una capsula di una stazione spaziale, di cui la NASA ha perso le tracce in volo. Scende dalla navicella spaziale un astronauta statunitense che, spaventato, chiede ospitalità e un telefono a una donna algerina, triste ma tanto curiosa da poter aprire la porta e di vivere due giorni di felicità con quell’alieno.

La scena dell’atterraggio evoca, a guardarla adesso, la rottura di una quotidianità statica, un po’ angosciante, fissata in conflitti aggirati e non elaborati. Una presa sulla realtà, quella generata dalla staticità, che ha però effetti superficialmente rassicuranti. L’astronauta e la signora algerina provano, quasi d’istinto, a giocare un altro gioco che sfrutta la loro quasi “cosmica” differenza come l’occasione per differenziarsi dal sistema chiuso del condominio, sempre alle prese, forse proprio come la nostra società, con un ascensore (sociale) che si rompe di continuo e del quale nessuno vuole pagare le spese, tentando di farle pagare agli altri. L’astronauta e la signora algerina da spaventati alieni costruiscono una piccola, breve e intensa azione di reciproca formazione e deformazione del loro sistema di bisogni e di desideri apparentemente irrealizzabili. L’occasione della crisi e dell’incontro si presenta quindi come un tempo per trasformare l’angoscia che paralizza, in un incontro fertile e faticoso con le proprie paure.

Chissà se Costruiamo il welfare dei diritti riuscirà a fare quello che fanno l’astronauta e la signora algerina. Chissà se riusciremo a trasformare l’irrealizzabile in un movimento fecondo di relazioni e incontri che servano a produrre un cambiamento realmente percepibile e visualizzabile non azzerando le differenze, ma elaborandone le opportunità in modo più condiviso.

Chissà.

La storia del convegno attraverso i tweet: https://storify.com/ProSoSan/costruiamo-il-welfare-dei-diritti