Cooperazione Internazionale: una nuova opportunità?

di Enrico Ripamonti*

Malecòn de La Habana, Cuba - Foto originale di Giada Negri

Malecòn de La Habana, Cuba – Foto originale di Giada Negri

La recente proposta, da parte del governo Letta, di un nuovo testo di legge sulla Cooperazione Internazionale (“Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo”, 24/01/2014), è un tema di interesse per ricercatori, amministratori, mondo sanitario e sociale. Tale testo, rispetto al quale si attendono sviluppi da parte del nuovo governo, è, infatti, giunto all’approvazione del Consiglio dei Ministri, dopo che, nelle passate legislature, varie volte si è tentato di intervenire su questa materia. Una precedente legge quadro sui temi della Cooperazione risale, infatti, al 1987 (l. 49/1987), e, per varie ragioni, si pone come necessaria una sua attualizzazione da parte del Legislatore.

Una sintesi

Tre sono i principali motivi che impongono la necessità di un rinnovamento: ragioni di carattere economico, organizzativo, e strategico. Questi tre punti necessiterebbero, ognuno, di essere sviscerato e dibattuto.

Sostiamo brevemente sulle ragioni di tipo strategico, che, almeno a parere di chi scrive, sono le principali. La legge 49/1987 rispecchiava un’idea di cooperazione di tipo donatore/beneficiario, in cui la strategia di fondo era quella di un aiuto a Paesi del cosiddetto “Terzo mondo”, da parte di organizzazioni filantropiche e caritatevoli, e, allo stesso tempo, la promozione del Paese Italia, da un lato da un punto di vista della visibilità delle iniziative e degli scambi diplomatici ed internazionali, dall’altro dal punto di vista della promozione imprenditoriale ed economica.

Oggi, questo tipo di logica e di contesto internazionale sono totalmente mutati: sono cambiate le caratteristiche del panorama economico globale e, al contempo, le modalità e gli strumenti di lavoro delle organizzazioni internazionali (si veda la “Relazione Illustrativa” presentata dal Ministero Affari Esteri, MAE).

L’Italia si presenta in grave ritardo rispetto a questi cambiamenti, che, come noto, trovano le loro radici strutturali in almeno due o tre decenni passati. Tale ritardo non trova riscontro invece in un’estrema vivacità e “presenza” progettuale da parte del mondo delle ONG, dell’Associazionismo e dell’Impresa Sociale. Non dimentichiamo, inoltre, il re-ingresso dell’Italia nel Global Fund (3 dicembre 2013). Forse una ripresa d’interesse per i temi della Cooperazione, anche per quanto riguarda l’opinione pubblica, si è avuta con l’istituzione del Ministero della Cooperazione Internazionale, da parte del governo Monti. Secondo il nuovo testo legislativo, l’attività della Cooperazione verrà invece guidata da un’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, sottoposta al potere di indirizzo e vigilanza del Ministero Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (cfr. Capo II, Artt. 16, 17, 18).

Il Ministro Riccardi ha lasciato, nel suo pur breve mandato, due importanti contributi. Il primo, è stata la possibilità di ri-finanziare, seppur a livello sempre più stringente e ridotto, l’esperienza del Servizio Civile (il lettore, ricorderà le difficoltà ed i problemi per arrivare a questo esito**). Il secondo, l’importante Documento Conclusivo del Forum sulla Cooperazione Internazionale di Milano (1-2 ottobre 2012). Ora, con la proposta di una nuova legge-quadro (il cui futuro appare, al momento attuale, ancora incerto), questo settore potrebbe trovarsi davvero di fronte ad una “svolta”.

Questi brevi spunti potranno essere approfonditi da contributi futuri e dagli interessi e scambi con i lettori. In particolare, prenderemo in esame i tre pilastri su cui poggia il nuovo disegno di legge. Intanto, un’ultima considerazione e qualche interrogativo.

Il panorama delle ONG e della cooperazione internazionale italiana è caratterizzato dalla presenza di operatori molto qualificati (spesso provenienti da studi di tipo economico, socio-politico, educativo, sanitario), con una forte formazione anche da un punto di vista dell’impegno sociale e, in senso lato, valoriale. Rappresentano dunque un capitale umano di eccellenza per il nostro Paese, la cui opera dovrebbe trovare un riscontro anche da un punto di vista del riconoscimento lavorativo, della retribuzione e della possibilità di stabilizzazione e crescita professionale. Questo aspetto, forse il più importante, è ancora troppo trascurato.

Piste di approfondimento

Quanto, come professionisti del mondo economico e sociale, siamo coscienti dell’importanza degli Organismi non governativi e della Cooperazione Internazionale, per la crescita, anzitutto culturale, del nostro stesso mondo, delle nostre imprese sociali, e del nostro settore?

Il nostro Paese appare ancora molto indietro, almeno da un punto di vista degli investimenti, dallo scoprire nella Cooperazione Internazionale una risorsa per una vivacità, anzitutto culturale, oltre che occasione di scambi economici e di consolidamento delle partnership internazionali.

In che termini stiamo investendo sulle opportunità dei giovani che, spesso anche in virtù di un’inclinazione e vocazione personale, si vogliono dedicare pienamente a questo settore d’impresa? Che prospettive hanno questi giovani, allo stato attuale? Quali possibilità avranno, alla luce dei rapidi mutamenti nel mondo della Cooperazione?

Le possibilità offerte dal Servizio Civile e dal Servizio Volontario Europeo appaiono ancora poco diffuse, quando invece esse potrebbero essere considerate, al pari di altre esperienze, come dei canali preferenziali per l’ingresso nel mondo del lavoro ed il rafforzamento delle proprie competenze professionali ed umane.

Quanto, come settore socio-sanitario che opera a livello internazionale, siamo in grado di incidere sul sistema politico ed amministrativo, affinché, oltre ad una nuova legge quadro, seguano anche adeguate politiche ed investimenti di natura economica, su un settore strategicamente così importante per lo sviluppo del Sistema Italia ?

Al momento, mi pare che non ci sia una forte attività di sinergia con il sistema politico, da parte del mondo socio-sanitario e del volontariato, se non forse attività di lobbying poco coordinate e senza una precisa visione strategica.

Queste le questioni su cui mi sembra possiamo sostare, per cominciare a tessere nuovi fili sul tema della Cooperazione Internazionale.

 

* Sezione di Statistica, Dipartimento di Economia, Metodi Quantitativi e Strategie di Impresa, Università degli Studi di Milano-Bicocca

**Segnaliamo, a questo proposito, gli articoli pubblicati nel n.5 del 2013 di Prospettive Sociali e Sanitarie, sotto il titolo: “Il valore sociale ed economico del volontariato