Capodanno Australe

di Laura Susani*

DSCN5076Ho passato Capodanno in Patagonia.  Ma questa volta non sono andata a visitare le bellissime riserve naturali che sono i regni di pinguini e leoni marini, o i parchi nazionali dove le spettacolari lingue di ghiaccio dello Hielo Continental Sur, il campo glaciale più esteso del mondo dopo l’Antartide e la Groelandia,  si tuffano nelle gelide acque dei laghi andini.

Quest’anno ho voluto accompagnare la mia amica Guillermina di Buenos Aires nella sua annuale visita estiva  alla cittadina patagonica che le ha dato i natali, e dove suo padre, Cesare, di famiglia Valdostana e nato in provincia di Cuneo nel 1900, era giunto nel 1928: Puerto Deseado nella Provincia di Santa Cruz.

La cittadina, che oggi conta circa 15,000 abitanti,  viene fondata  nel luglio del 1884 sulla foce del Rio Deseado, un profondo porto naturale della costa atlantica a circa 2000 km a sud di Buenos Aires, che già nel marzo del 1520 offre rifugio a Fernando Magellano nel suo viaggio alla ricerca dello Stretto che ancora oggi porta il suo nome.  Il fiume e il porto prenderanno però il nome della nave Desire dell’avventuriero inglese Thomas Cavendish,  che vi entra nel 1586 con una piccola flotta.

Come tante città e regioni dell’Argentina e del America Latina, dalla fine del diciannovesimo secolo Deseado accoglie emigranti in cerca di fortuna.  Oggi, nella sua industria peschiera che è tra le più importanti del paese, lavorano per la maggior parte boliviani, ma tra l’inizio del ventesimo secolo e la prima Guerra Mondiale, chi arrivava fin qui con le valigie di emigrante parlava inglese, italiano, spagnolo e tedesco.

Intorno alla tavola del cenone di Capodanno patagonico alla quale sono invitata, siedono i loro figli e i loro nipoti. Ascolto affascinata le storie e gli intrecci delle loro famiglie mentre penso alla storia che si ripete, anche se il flusso delle migrazioni oggi non è più da, ma verso l’Europa, e rifletto sul fatto che il nostro vecchio continente non è sempre generoso con chi batte alla sua porta, forse dimenticando quanto invece lo sono state in passato le Americhe nei confronti dei suoi figli.

Il primo ad arrivare nei dintorni di Puerto Deseado è il nonno di Margarita, che è madre e nonna di una numerosa parte dei miei commensali. Margarita mi racconta che il suo abuelo ingles, Il nonno inglese, arriva agli albori del ‘900 come amministratore di Estancia, (le fattorie argentine), si innamora dei cieli infiniti della Patagonia, e sceglie di non rimpatriare mai più.  La nonna, la abuela, che segue il marito lasciando una agiata vita londinese,  mal si adatterà invece alla semplicità della vita del campo. Sbarcata per mezzo di scialuppe dalla nave che le ha fatto attraversare l’Atlantico e due emisferi, non esistendo ancora un molo attrezzato per il suo ormeggio, sognerà il ritorno in patria tutta la vita, mantenendo imperterrita le usanze e l’etichetta dell’aristocrazia inglese nella sua isolata estancia patagonica.

La figlia della coppia inglese, Margorie,  madre di Margarita, sarà una delle prime a valicare i confini delle  differenti e serrate comunità locali per sposare un ragazzo di famiglia tedesca, Dietrich, proprio mentre in Europa scoppia la Seconda Guerra Mondiale. Tra i documenti lasciati dal nonno inglese, i nipoti troveranno una lettera di toni distinti che egli scrive all’epoca al consuocero tedesco, l’abuelo Severino. In essa, l’inglese conferma al tedesco la propria stima,  gli offre una pianta dal fiore particolare per la moglie, ma gli comunica anche che per tutta la durata del conflitto non potrà più rifornire la propria Estancia presso il suo almacen, magazzino, nonostante esso sia il più importante di tutta la regione.

Dalla stessa famiglia tedesca di Dietrich, nasce a Puerto Deseado la mamma di Guillermina, Hilde, che nel 1937 sposa Cesare, il Valdostano. Il padre della mia amica arriva in Argentina dopo aver servito negli ultimi mesi della prima Guerra Mondiale, forse per iniziare gli studi di ingegneria. Ma i suoi fratelli maggiori sono già nel paese da qualche anno e hanno avviato una piccola e solida impresa di costruzioni e servizi. Stanno costruendo la rete pluviale della strada da Rosario a Santa Fè, a 400 km a nord ovest di Buenos Aires, e più tardi si specializzeranno nella costruzione di piccoli impianti di produzione di energia. Cesare inizia a lavorare con loro e in Italia non tornerà mai più. Nel 1928 arriva a Puerto Deseado dove, insieme al fratello maggiore Felix, costruisce e gestisce l’usina electrica, l’impianto di produzione elettrica, a vapore, della piccola città che è nel pieno dello sviluppo economico. Vi rimane fino al 1962, anno in cui vende tutto e trasferisce la famiglia a City Bell, vicino a Buenos Aires, affinché i suoi tre figli, tutti nati in Patagonia, possano assicurarsi una buona educazione prima al liceo e poi all’Università de La Plata.

Ascolto curiosa anche la storia della famiglia di Loli, cognata di Guillermina e nostra padrona di casa di questo mio speciale Capodanno: il suo bisabuelo, bisnonno, Felipe, approda in Uruguay intorno al ‘900 a soli 14 anni ed è totalmente solo. Ha lasciato tutto e tutti alle sue spalle in Sicilia e non guarderà mai indietro. Inizia a lavorare a Montevideo in una panetteria e scopre in se un animo di commerciante. Si sposterà qualche anno dopo in Paraguay, a Porto Ayolas sul Rio Paranà, con un primo gruzzoletto con il quale si comprerà una casetta e inizierà un’attività di commercio  di alimentari.

Suo figlio Cesar, che nasce nel 1909 in Paraguay, diventerà nonno di Loli, che sposerà giovanissima Grato, il fratello di Guillermina, trasferitosi a sua volta per lavoro in Paraguay negli anni ‘70. Ma il richiamo della Patagonia dalla quale è partito adolescente è troppo forte, e nel 1987 Grato ritorna con tutta la famiglia a Puerto Deseado. Dai climi tropicali e dalle terre generose di Encarnación, Loli si ritrova in mezzo alle deserte e spoglie praterie spazzate dai venti patagonici. Le ci vuole un anno che le pare infinito per abituarsi, ma ne rimane poi anche lei affascinata e oggi non tornerebbe più indietro.

Un altro che arriva solo e giovanissimo dall’Europa è il padre di Marta, simpaticissima e vitale vicina dei padroni di casa. Di famiglia di origine istriana, Francisco, che nasce nel 1900, parte solo da Trieste per l’Argentina perché una bomba è caduta sulla sua casa e ha distrutto tutta la sua famiglia e la sua vita. A Buenos Aires inizia a lavorare come lavapiatti e poi come cuoco. Viene raggiunto dalla intraprendente fidanzata Luisa che diventerà una delle cuoche del Presidente Ortiz alla fine degli anni ’30. Con la nascita del primo figlio la famiglia si sposterà a Mar del Plata, luogo di vacanza degli abitanti della capitale sulla costa atlantica in rapido sviluppo, dove Francisco fonderà un’impresa di costruzioni e dove, dieci anni più tardi, nascerà anche Marta. Lei arriverà a Puerto Deseado intorno all’anno 2000 a seguito del proprio marito che vi apre un’attività di ferramenta industriale una volta pensionatosi dalla sua attività di macchinista su navi mercantili.

Quelle che ascolto da queste persone che mi colpiscono tutte per la loro vitalità, sono tutte storie di grandi sacrifici e di grande lavoro. Ma anche di grande solidarietà e condivisione.  Tutte le casette di Puerto Deseado hanno il cosidetto quincho. E’ uno spazio dove ritrovarsi, cucinare e mangiare l’immancabile asado con la propria famiglia allargata e gli amici. La sera di Capodanno nel quincho di Grato e Loli siamo in 15, compreso il Parroco. Per il pranzo di inizio anno tutti i parenti si riuniscono e siamo in 30!

La tradizione vuole che si inizi l’anno con un asado di cordero, l’ agnello alla griglia.  Ai fuochi sono indaffarati i nipoti degli inglesi, italiani, spagnoli e tedeschi di inizio ‘900, ormai tutti soltanto orgogliosamente Argentini.  Come tali gestiscono magistralmente le loro parillas, le griglie del fogon, per produrre il più delizioso asado che abbia mai mangiato.  Qui dicono infatti che il gusto della carne del cordero patagonico, cresciuto libero nelle infinite e ventose praterie, non abbia pari al mondo!

* Lettrice di “Scambi di Prospettive”. Vedi anche: Vacanze albanesi