Bambini e anziani: arriva il voucher universale

di Sergio Pasquinelli *

VOUCHER-INPS1-300x232Merita attenzione la proposta di legge presentata ai primi di giugno che intende istituire un voucher chiamato con un po’ di enfasi “universale” e firmata da un folto gruppo di parlamentari di diversa provenienza.

Il voucher potrebbe essere usato dalle famiglie per acquistare servizi che vanno dall’asilo nido alla babysitter, dalla badante al centro diurno per anziani. Con un pieno di buone intenzioni: promuovere la crescita di una occupazione regolare, qualificarla, favorire un sistema unitario di sostegno e pagamento di servizi alla persona la cui domanda crescerà sempre più.

Eppure la proposta presenta limiti importanti. Tre in particolare.

In primo luogo ci si può interrogare sulla sua efficacia. Il voucher consente una detraibilità del 33 per cento degli oneri sostenuti per il pagamento dei servizi. Certo di più di quanto si può detrarre oggi. Verrebbe così meno il vantaggio del mercato nero? Anni di ricerca sulle badanti nel nostro paese ci dicono che le convenienze del mercato deregolato non sono solo legate ai costi: la preferenza è per un contesto da “mani libere”, libero da vincoli, obblighi, incombenze burocratiche. E non sappiamo quanto questo strumento possa realmente ridurre la solitudine del welfare fai da te. Si tratta infatti di una misura più fiscale che sociale.

E’ vero, si parla di intermediazione tra domanda e offerta e si prevede la creazione di sportelli dedicati al lavoro domestico. Ma questi servizi dovrebbero appoggiarsi non solo sui centri per l’impiego, come prevede il disegno di legge, ma anche sui Comuni e i relativi servizi sociali di base, competenti in azioni di orientamento, informazione, counselling per le famiglie.

In secondo luogo la proposta non tiene conto di varie misure già esistenti e in particolare dell’indennità di accompagnamento. Il principale intervento per la non autosufficienza in Italia per cui lo Stato spende oltre 12 miliardi di euro all’anno e di cui beneficia oltre un anziano su dieci, tre quarti dei non autosufficienti. Introdurre un voucher di questo tipo senza collegarlo, integrarlo con l’indennità di accompagnamento ci sembra una occasione sprecata, una stratificazione di interventi che si sovrappongono.

Come Irs abbiamo proposto una riforma dell’indennità di accompagnamento, ora totalmente libera nel suo uso, per orientarla in modo appropriato verso l’acquisto di servizi. Integrare indennità e voucher universale rappresenterebbe l’occasione per realizzare quella saldatura tra prestazioni monetarie e sistema dei servizi che auspichiamo da tempo.

E’ vero l’indennità di accompagnamento viene citata ma per affermare qualcosa che paradossalmente va nella direzione opposta a quella da noi auspicata. Si prevede infatti che per i percettori di questa misura la detrazione fiscale sia “ridotta nella misura dell’indennità stessa”. Il che vuol dire togliere 6.000 euro di detrazioni annui su un massimo che arriva a 8.000. Non è chiara la ragione di questa decisione, che penalizza i beneficiari dell’indennità di accompagnamento, 1,7 milioni di persone di ogni età, i quali perdono ogni vantaggio a usufruire del voucher universale. Questo, per gli ultra-sessantacinquenni, si rivolgerà così a una platea minoritaria di anziani non autosufficienti senza indennità di accompagnamento.

In terzo luogo la proposta di legge semplifica molto sul lato dei servizi fruibili. Mette sullo stesso piano interventi individuali (di colf e badanti) e interventi forniti da imprese e strutture. Rischiando così di favorire il mercato individuale della cura, che presenta costi inferiori rispetto a quello gestito da strutture, per schemi contrattuali e strutture dei costi evidentemente diversi. Inoltre il disegno di legge non considera come servizi acquistabili i ricoveri in strutture residenziali. Eppure si tratta di una voce assai consistente per molte famiglie italiane.

Importante sarà riuscire a trattare questi elementi di criticità, trovare soluzioni adeguate, soprattutto meglio contestualizzate entro una realtà sociale già ricca di esperienze. Un nuovo voucher per l’acquisto di servizi deve situarsi, fare i conti con quanto già esiste. Inoltre, deve collocarsi entro un processo di riforma, ma non può certo essere, di per sé, la riforma del welfare sociale.

* Irs

L’Autore affronta il tema in maniera più approfondita nel suo editoriale, firmato con Emanuele Ranci Ortigosa, in apertura al numero 2.2. di Prospettive Sociali e Sanitarie