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Operatori della tutela minori: nuove sfide e nuovi bisogni formativi

di Paolo Tartaglione*

Il prezioso mondo di operatori  dei servizi pubblici e privati, che prende il nome di Tutela Minori, avverte in questi anni un profondo bisogno di rinnovamento. Principalmente la frustrazione degli operatori viene diretta su questioni di ordine economico, che nella percezione diffusa starebbero erodendo il terreno su cui poggia il sistema di protezione di bambini e adolescenti, riducendo gli strumenti a disposizione e moltiplicando gli adempimenti e il numero di casi di cui occuparsi.

Questa percezione ha una grossa base di verità, ma non è sufficiente a spiegare la sensazione di abbandono da cui sono pervasi molti operatori, e soprattutto ha il limite di non essere risolvibile da chi lavora nella Tutela, se non in maniera indiretta, essendo prevalentemente frutto di scelte di natura politica e amministrativa.

Pertanto, in affiancamento, e non in alternativa a una riflessione politica sulla necessità che la società decida di investire maggiori risorse su bambini, adolescenti e famiglie in difficoltà, pensiamo utile proporre ai colleghi che operano nella tutela dei minorenni qualche considerazione autoriflessiva. Continua a leggere

La strega dai mille cappotti che aveva paura del sole.

Costruire e ricostruire trame narrative

di Carmela Vaccaro*

Il senso delle pagine di questo libro(1) potrebbe essere racchiuso semplicemente nel titolo, e da queste due parole, intrapsichico e trigenerazionale, scritte sullo stesso foglio. Due parole importanti per noi terapeuti, di qualsiasi orientamento. Due concetti che arrivano da mondi diversi, la tradizione psicoanalitica e quella sistemica. Cambiaso e Mazza questi due mondi li hanno fatti incontrare, conoscere, sperimentare e hanno qui creato un “modello” che aiuta chiunque di noi a pensare in modo diverso e più complesso il lavoro clinico con gli individui, un testo per pensare, un “abito” che ogni terapeuta potrà indossare, adattandolo alle proprie personali esigenze.  Gli autori sono riusciti con abilità a far dialogare, mondo relazionale e inconscio, individuo e famiglia, genogramma e relazione terapeutica, transfert e risonanze, passato e presente, tecniche sistemiche e assetti psicodinamici.

Sono certa che sia capitato a ogni terapeuta sistemico di sentirsi sprovvisto di strumenti quando, pieno di concetti, teorie e tecniche, si sia apprestato ad accogliere nella stanza di terapia il primo paziente, soprattutto se individuale. E allora quel senso di smarrimento e di incertezza aumenta esponenzialmente, Siamo terapeuti familiari, che ci facciamo con un singolo individuo? Come applichiamo quello che ci è stato trasmesso dai nostri didatti?

“Il primo paziente non si scorda mai”, un po’ come il primo amore. Una situazione nuova e carica di emotività in cui paziente e terapeuta si sperimentano, si scrutano, si conoscono. Io, la mia prima paziente, non la scorderò, una ragazza di 20 anni, esile, timida, insicura, sorrideva poco e poco riusciva a guardarmi negli occhi. Quando mi stringeva la mano sentivo tutta la sua impercettibile voglia di voler essere invisibile, di nascondersi e non essere trovata, facevo fatica ad afferrarla, una presa fragile, come fragile era il suo modo di afferrare la vita. Entrava in stanza di terapia, si sedeva e rimaneva tutta l’ora ferma, nascosta dentro il suo enorme giubbotto  e la borsa a tracolla, pronta, ad andare via.

Dopo alcuni mesi ha iniziato a portare in terapia i suoi sogni, era sorpresa di sognare e io, sorpresa dalla bellezza del suo mondo interno.  Una strega dai mille cappotti che per paura delle relazioni rimaneva in casa, sola. Un paesaggio senza sole, desolato. Qualcuno che la insegue. Lei che scappa, si nasconde e diventa invisibile. Ero affascinata da quanto questi sogni rispecchiassero quello che avveniva in terapia e fuori la stanza di terapia.

Insieme abbiamo affrontato tutte le tappe di una relazione, faticosamente abbiamo costruito una buona alleanza, improvvisamente questa alleanza ha subito una frattura…

Da allieva di una scuola sistemica, che ha però la psicodinamica che scorre nel sangue, spesso ho sentito la fatica di fare incontrare dentro di me queste due sfumature. Sentivo che percorrere una strada ne escludeva automaticamente l’altra. Poi un giorno, ho scoperto le mie emozioni, le emozioni del terapeuta, ho scoperto che quelle emozioni mi potevano guidare nella relazione con i pazienti. Ho capito che potevo utilizzare quello che sentivo o quello che avveniva in seduta restituendo al paziente un significato.

Uno degli aspetti più importanti del libro è proprio questo, il fondamentale ruolo della relazione terapeutica come parte integrante del tentativo di ricostruire realtà più complesse e reali bisogni del paziente attraverso la loro riproduzione simbolica. Sappiamo come il terapeuta venga vissuto una potenziale figura di attaccamento verso la quale si attivano le modalità e le aspettative di risposta apprese in passato. È proprio questo che ha fatto la differenza nella mia formazione e nel mio percorso professionale e personale. L’integrazione dell’incontro tra la storia personale del paziente e la relazione terapeutica.

Il bianco e nero di queste pagine è un colore che ha mille sfumature. Le sfumature della relazione, quelle della vita che inevitabilmente entrano ed impattano nella relazione con il terapeuta. Colori che i pazienti hanno imparato ad usare nelle relazioni significative, colori che utilizzano nella stanza di terapia come unica possibilità di entrare in relazione con l’altro.

Qui entra in gioco l’arte della terapia, il pezzo di terapia che va oltre la scienza. L’arte del terapeuta di cogliere le sfumature di questi colori, dando al paziente la possibilità di sperimentare, all’interno di un contesto sicuro, l’immensità dell’arcobaleno.

Cambiaso e Mazza, ci parlano quindi di un modello, utilizzando un linguaggio non prettamente accademico, che cerca di cogliere queste sfumature, un modello di psicoterapia individuale sistemica in cui si da importanza al silenzio, all’ascolto, al setting come luogo dell’emozione, all’importanza dei primi minuti del primo colloquio in cui il paziente attiva i propri modelli operativi interni privi di elaborazione che  guideranno il terapeuta nella costruzione dell’alleanza, un modello che da importanza alla comunicazione non verbale, all’alleanza empatica, alle metafore, ai sogni, al transfert e agli echi del controtransfert.

La scala dei colori delle pagine del libro è arricchita da aspetti più geniali e strumenti innovativi, come l’uso dei film in terapia e la terapia nei film, dalla letteratura e dalla poesia, tutti strumenti che possono entrare nella stanza di terapia e servire da facilitatori di messaggi, elaborazioni e restituzioni sia da parte del terapeuta che da parte del paziente.

I libri sono delle bussole e i modelli servono a orientarci, ci permettono, insieme alla formazione che riceviamo, di fare uno dei lavori più liberi che io conosca.  Le pagine di questo libro hanno colorato alcuni dei pezzi mancanti della mia formazione. Ho capito che Il silenzio in terapia non è vuoto ma rispetto. Che i sogni dei nostri pazienti ci permettono di entrare nel loro universo, ma ci dicono anche di noi terapeuti e della relazione terapeutica. Che “Non sempre gli occhi chiusi dormono. Non sempre gli occhi aperti vedono”.   Che in stanza di terapia non siamo mai in due.

La traccia più significativa che ha lasciato, dentro di me, è però l’importanza di esserci nella relazione con l’altro. Banale, forse, ma non scontato. Esserci significa incontrarsi e orientarsi. Significa comprensione, condivisione e curiosità. Significa sentirsi liberi di “posare la borsa” “togliersi il giubbotto” e “abbandonarsi al ritmo del mare”.  Questo vale anche per noi terapeuti avendo cura di condurre la barca nel miglior modo possibile, riuscendo a fronteggiare le difficoltà nel disordine delle onde cercando “la cadenza profonda del mareggio”.

(1) Gianni Cambiaso, Roberto Mazza,Tra intrapsichico e trigenerazionale. La psicoterapia individuale al tempo della complessità, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2018

*Psicologa.

La cura è relazione

di Fabio Cavallari*

“La cura è relazione” (1) è una narrazione di senso sull’assistenza domiciliare.  Condensato nel volume si trova un lavoro meticoloso di raccolta e osservazione diretta all’interno delle case dove si incontrano “utenti” e “operatori”.

Il cammino delle storie narrate vuole porre in luce le metamorfosi in atto nelle pratiche di accoglienza che vedono il domicilio come luogo della cura. Uomini e donne, giovani e anziani che si incontrano, che si raccontano, che –  dentro una reciprocità non scontata –  compiono passi condivisi, spazi di comunità, gesti che costruiscono la storia. Continua a leggere

Ma l’amor mio non muore

di Pierluigi Emesti*

 

È difficile da ammettere, è anche difficile da percepire, oltre che raro.

Visioni che normalmente mi arrivano nella mia periferia milanese:  i molti immigrati di vario ordine e grado che aprono e chiudono attività commerciali, i tanti anziani che sopravvivono nelle case popolari, i minori spesso lasciati soli in giro per le strade fino a tarda ora su improbabili bici a noleggio, sono cose che ormai guardo senza stupirmi. Continua a leggere

Per una definizione professionale della MontagnaTerapia

Questo articolo è frutto del lavoro corale di un gruppo di operatori* che hanno avviato e gestito Progetti di Montagnaterapia provenienti da varie Macrozone. Per informazioni rivolgersi a Paolo Piergentili

 

La rete di Montagnaterapia

In Italia esiste una rete di soggetti istituzionali pubblici, privati e persone appassionate che dà vita a Progetti di Montagnaterapia (PMT). Questa rete si è articolata in 9 Macrozone geografiche, ognuna con un referente, e si riunisce periodicamente sia in un congresso annuale biennale, sia in convegni ed iniziative locali. Nell’ambito di questa rete è nato un gruppo di lavoro, del tutto spontaneo ed indipendente, che si è posto il problema di dare una definizione professionale ai PMT. Questo gruppo ha prodotto un documento che vuole rispondere alle esigenze di definizione professionale e scientifica dei PMT per le motivazioni descrisse appresso. Continua a leggere